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Ultimo aggiornamento: 12:57
di Serena Poli
Il primo pensiero, guardando le dimissioni di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè pretese da Giorgia Meloni, non è di sollievo, ma di irritazione per l’ennesima recita. Perché il tempismo di queste tre purghe di governo racconta una storia che nulla ha a che fare con la morale e che smentisce nei fatti la narrazione della premier ‘non ricattabile’. Per anni ci hanno spiegato che la coerenza e il garantismo erano i pilastri di questo governo, una scusa buona per tenere in sella personaggi che in qualunque altro Paese civile sarebbero stati accompagnati alla porta dopo cinque minuti.
Si sono tenuti Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia con una condanna in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio. Si sono tenuti Giusi Bartolozzi, indagata sul caso Almasri. Per non parlare di Daniela Santanchè, ancorata alla poltrona tra una presunta truffa all’Inps e crac societari, come se il decoro delle istituzioni fosse un optional.









