Il braccio di ferro è stato durissimo. E l’epilogo, che pure in molti auspicavano, non scontato fino all’ultimo. È stata forse una delle giornate più lunghe per Giorgia Meloni, che decollava da Algeri per rientrare a Roma mentre Daniela Santanchè ufficializzava il suo passo indietro. Perché “l’amicizia” conta di più, dice la ministra, anche se i rapporti erano logori da tempo: la premier si era sentita “delusa umanamente” dalla titolare del Turismo, coinvolta in diversi, troppi, procedimenti giudiziari. E ora, dopo le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, con l’addio della ministra del Turismo Meloni chiude il cerchio spiegando la sua furia ai suoi con un definitivo “ho rimediato a degli errori”.

Il lavorio da Algeri

Lei, Meloni, per buona parte della giornata è impegnata ad assicurare all’Italia approvvigionamenti di gas (senza scontare vertiginosi aumenti del wprezzo) dagli “amici” algerini. E si intrattiene con il presidente Abdelmadjid Tebboune a lungo, più di quanto preventivato da protocollo, mentre a Roma la tensione è alle stelle. Lei si tiene in contatto coi suoi mentre Ignazio La Russa prosegue per tutto il giorno, di telefonata in telefonata, la sua moral suasion per convincere Santanchè a rassegnare quelle dimissioni che la premier le ha chiesto ufficialmente e in modo totalmente inedito, con una nota ufficiale di Palazzo Chigi. Uno scontro violentissimo, che non ha precedenti nella storia recente, e che si conclude dopo quello che, dalle parti del Senato, definiscono come un “parto miracoloso”. Perché Santanchè resiste, insiste, prova a chiedere garanzie (c’è chi dice di una ricandidatura, chi pure del coordinamento di FdI in Lombardia) che la premier non è intenzionata a concedere. “Ti devi dimettere e basta”, il pugno duro con cui Meloni avrebbe affrontato la ministra, perché troppo a lungo ha lasciato correre - e anche tra i suoi c’è chi a mezza bocca dice che in effetti era una partita che andava chiusa molto tempo fa.