Roma, 22 mar. (askanews) – Passa agli elettori italiani la parola sulla riforma della disciplina costituzionale della magistratura consegnando alla storia una campagna referendaria che con il passare delle settimane ha assunto sempre più i contorni di uno scontro politico tra i comitati del No, sostenuti dai partiti di opposizione e quelli del Sì, espressione della maggioranza di governo. Un conflitto che si è avvelenato e ha costretto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a lanciare un appello alla moderazione e alla responsabilità dallo scranno più alto del Csm.
Malgrado l’intervento del capo dello Stato, il dibattito, che da più parti si auspicava potesse concentrarsi soltanto sul merito della riforma, cercando di spiegare ai cittadini gli aspetti più tecnici del testo approvato – dalla separazione delle carriere tra pm e giudici all’istituzione di due Csm, dall’Alta Corte di disciplina alla nomina per sorteggio dei componenti delle corti ha spesso fatto registrare toni fuori dalle righe, che hanno riportato il Paese indietro di oltre 30 anni, ai tempi di Tangentopoli e Mani pulite. Nelle ultime settimane di campagna referendaria, con i sondaggi che davano un testa a testa tra i Sì e i No, anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha deciso di scendere in prima linea sottolineando “l’occasione storica che abbiamo davanti per liberare la magistratura dalla piaga del correntismo ideologizzato e aprire una pagina nuova nel nostro Paese”. Per la premier, che ha escluso ripercussioni sull’esecutivo in caso di vittoria del No, si tratta di “una riforma giusta che riguarda la vita di tutti, la nostra libertà, i nostri diritti. E ha sottolineato che “nessuno ha in mente di liberarsi della magistratura”.
















