Roma, 22 mar. (askanews) – Il referendum confermativo sulla riforma della disciplina della Magistratura dettata dalla Costituzione è il quinto referendum confermativo della storia repubblicana. Sono stati infatti solo quattro, tutti nell’attuale millennio, i precedenti consultazioni in cui l’entrata in vigore di una revisione di norme costituzionali è stata affidata direttamente al sì o al no degli elettori, non avendo ottenuto in Parlamento quattro volte in identico testo il consenso sufficiente alla Camera e al Senato per entrare in vigore senza dare la possibilitò agli elettori di approvarla o bocciarla loro, in forza delle previsioni dell’articolo 138 della Costituzione.

Una procedura, quella del referendum confermativo, che non richiede un quorum minimo di partecipazione per la validità, come nel caso del referendum abrogativo con cui gli elettori possono cancellare leggi approvate dal Parlamento: vince il sì o il no all’entrata in vigore della riforma secondo chi abbia preso un voto piu’ dell’altro, indipendentemente da quanti elettori depongono la scheda nell’urna. Il cui numero ha però sempre decisivamente influenzato la prevalenza dei sì’ o o dei no nel risultato finale, anche alla luce del risultato dei quattro precedenti referendum confermativi.