Affluenza in chiaro aumento, rispetto alle ultime consultazioni referendarie, con marcate differenze tra le diverse aree del Paese. La prima giornata di voto sulla riforma della giustizia ha mostrato un’evidente inversione di tendenza, rispetto al recente passato, sul fronte della partecipazione alle urne: quasi 10 punti in più rispetto al precedente del referendum costituzionale del 2020 sul taglio del numero dei parlamentari. Alle 19 di ieri aveva votato quasi il 39 per cento degli aventi diritto (precisamente il 38,9), con un ulteriore balzo rispetto al dato (già positivo) delle 12, quando l’affluenza era stata di quasi il 15 per cento. In assoluto, si tratta del dato più alto dell’affluenza (alla stessa ora) nelle precedenti consultazioni referendarie in cui si è votato per due giorni. Le tre regioni in cui la partecipazione è stata più nutrita sono Emilia Romagna, Lombardia e Toscana; quelle in cui l’astensione è più alta, almeno per ora, sono la Sicilia, la Calabria e la Campania. Bene la partecipazione al voto a Roma e Milano.

L’affluenza delle 19 è più alta di quella registrata alla stessa ora in occasione degli altri referendum costituzionali in cui si votava su due giorni. Nel 2020, per la riduzione del numero dei parlamentari, alle 19 aveva votato il 29,68 per cento: l’affluenza finale, allora, arrivò al 53,8 per cento. Nel 2006, sulla cosiddetta “devolution”, si era presentato ai seggi il 22,4 per cento degli aventi diritto. Netta, poi, l’inversione di tendenza rispetto alla “diserzione” delle urne vista nel giugno 2022, quando per i cinque quesiti sulla giustizia (allora si trattava però di un referendum abrogativo) l’affluenza finale non superò il 21 per cento. Al referendum del 2016 per l’abolizione del bicameralismo perfetto, invece, alle 19 aveva votato il 57,22 per cento (ma si votava un giorno solo). Negli ultimi decenni, tendenzialmente, i referendum in Italia hanno registrato un progressivo calo di partecipazione, con rare eccezioni.