Gli avvenimenti delle scorse ore hanno fatto tremare i mercato europei, riprendendo l’altalena del petrolio. Dopo l’attacco israeliano al giacimento iraniano di gas di South Pars, il più grande al mondo, Teheran ha risposto con 2 offensive contro un hub del gas in Qatar e con una raffica di missili diretti su Riyadh, i cui detriti sono caduti in prossimità di una raffineria saudita. Nelle stesse ore, Donald Trump ha minacciato di distruggere il giacimento di South Pars qualora l’Iran non cessi le operazioni contro le infrastrutture energetiche del Qatar
L’escalation ha prodotto conseguenze immediate sui prezzi delle materie prime. Il gas naturale ha toccato in avvio 74 euro al megawattora, per poi ripiegare a 63 euro con un rialzo del 16%, il livello più alto dall’inizio del conflitto dopo rialzi precedenti del 25% e del 30%. Il petrolio Brent ha raggiunto un massimo di 118 dollari al barile, per poi attestarsi a 114 dollari (+6,5%), mentre il WTI sale in modo più contenuto a 97 dollari (+0,9%). A pesare sui mercati anche il segnale restrittivo della Fed, che ha lasciato i tassi invariati alzando le stime sull’inflazione, e la cautela della Bank of Japan, che ha mantenuto i tassi fermi segnalando incertezza sul quadro globale dei prezzi. L’indice Stoxx 600 cede oltre il 2%.












