L'Europa resta nella bufera, a metà seduta, con l'escalation in Medio Oriente per gli attacchi alle raffinerie e ai gasdotti.

Già un segnale era arrivato dall'Asia, in rosso con Tokyo in testa dopo che la Boj, la banca centrale giapponese, ha lasciato i tassi di interesse invariati segnalando la crescente incertezza sull'inflazione a livello globale.

Al clima generale contribuisce poi il messaggio restrittivo da parte della Fed mentre cresce l'attesa sulla Bce.

Il prezzo del gas è schizzato in avvio fino a 74 euro, poi ha ripiegato e viaggia a 63 euro al megawattora con un rialzo del 16%. Sale anche il petrolio con il brent che ha toccato un massimo a 118 dollari per poi limare a 114 dollari (+6,5%). Più contenuto il wti (+0,9%) a 97 dollari al barile.

"La situazione è ora più preoccupante per gli operatori petroliferi perché l'interruzione dei mercati energetici globali potrebbe estendersi oltre la limitazione del traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, fino a compromettere la capacità produttiva di uno dei più importanti centri di estrazione di petrolio e gas al mondo", sottolinea Ricardo Evangelista, Senior Analyst, ActivTrades.