Martedì 10 marzo, le Borse europee rialzano la testa. Con aperture in terreno positivo: alle ore 9.50 Milano viaggia su +2,63%, spinta all insù dai titoli bancari. In rialzo anche Francoforte (+2,34%), Parigi (+1,87%) e Londra (+1,61%). Rimbalzi sulla scia dei listini asiatici, dove Tokyo ha chiuso a +2,88% e Seul riguadagnato quanto perso nella seduta precedente.
L’attenzione resta massima su quanto sta accadendo in Medio Oriente. E lo scenario altamente volatile – ieri le Borse europee hanno perso altri 116 miliardi di euro di capitalizzazione, a cui si aggiungono i 918 miliardi della scorsa settimana –. Eppure, la tensione sui mercati pare essersi allentata. Una prima conseguenza è il calo del prezzo del petrolio, che giusto ieri aveva toccato quota 120 dollari al barile. Ora il Wti viaggia sotto quota 90 dollari al barile, il Brent è di poco sopra.
Effetto Trump
A tirare il fiato è soprattutto il prezzo del gas naturale. Al Ttf di Amsterdam, i future sul contratto di aprile stanno andando giù di oltre il 15%, a circa 47 euro al megawattora. I motivi di queste discese passano dalle parole del presidente Usa, Donald Trump, secondo cui il conflitto con l’Iran finirà «molto presto» e ha pronte diverse misure per contenere il prezzo dell’energia.









