L’escalation in Medio Oriente irrompe sui mercati finanziari in apertura di seduta questa mattina. I prezzi del petrolio sono in salita verticale mentre le Borse crollano e l’oro balza verso nuovi record. Il conflitto militare nell’area sembra destinato a durare settimane, minacciando di riaccendere l'inflazione.

Schizza l’oro nero

Il Brent, la qualità europea di greggio, è in aumento dell’8% sopra quota 78 dollari al barile mentre il greggio statunitense (WTI) è in salita di più del 7 % vicino ai 72 dollari. Secondo alcuni analisti, le quotazioni potrebbero presto superare i 100 dollari. «E' probabile che il conflitto duri molto più a lungo rispetto alle azioni limitate del 2025, quando il Brent superò brevemente gli 80 dollari al barile» dice Paolo Zanghieri, senior economist presso Generali Investments. Per l'esperto, impedire che il prezzo del petrolio superi i 100 dollari dipende dalla riapertura di Hormuz. «È probabile che la marina iraniana sia troppo debole per un blocco completo, ma una parziale interruzione ottenuta tramite attacchi sporadici alle navi e la posa di mine nello Stretto potrebbe spingere i prezzi a 90 dollari o oltre - dice -. Colpi diretti alle infrastrutture petrolifere del Golfo farebbero aumentare drasticamente i prezzi, ma comprometterebbero anche i già fragili legami regionali dell’Iran e irriterebbero la Cina».