Lo chef René Redzepi ha lasciato il Noma perché, parole sue, ha deciso di assumersi la responsabilità delle sue azioni dopo le testimonianze di ex dipendenti che hanno denunciato presunti abusi e maltrattamenti. A parlare del caso con Mow Mag è lo chef Guido Mori che va dritto al punto: “Che il Noma fosse un posto di me*da dal punto di vista lavorativo era risaputo a livello planetario. Orari fuori dal mondo, e fuori dal mondo intendo ampiamente più di 70 ore alla settimana, paghe da fame, trattamenti con soprusi, abusi, violenza verbale e fisica: più o meno era una cosa che era assolutamente risaputa e, oltretutto, c’è anche un meccanismo per cui te le facevano accettare, perché sennò ti minacciavano che non avresti più lavorato da nessuna parte se non ti sottoponevi a questo”.
Parole sue, che spiega parlando sia del fatto che “i ristoranti stellati, lo sono non si sa bene come. Nel senso che la guida Michelin e la Top Restaurant in The World, sono due concorsi che non hanno un regolamento interno, quindi come vengono dati questi premi, nessuno lo sa di preciso” e poi dicendo che proprio questi locali blasonati “non riescono a creare profitto. Anzi, di solito sono collegati ad altre attività e con quelle si fa il profitto: sono ristoranti che per rapporto tra spesa e costo del lavoro, non riescono ad arrivare al break point del bilancio. Visto il fatto che non si riesce ad arrivare a far pari a mese, si creano delle situazioni distopiche”.










