Alle cinque della sera la cancellata nera della Paramour Estate a Silver Lake, in cima a una collina di Los Angeles, si schiude e lascia intravedere, in fondo a un viale di ghiaia, due enormi funghi gonfiabili gialli e rossi.
Lentamente una Chevrolet dai vetri oscurati supera l'ingresso: è il primo cliente del secondo giorno di apertura del Noma a Los Angeles.
Il ristorante di Copenaghen - tre stelle Michelin e cinque volte considerato il migliore al mondo - ha chiuso la sede che dal 2003 si affacciava sui canali della capitale danese e, come prima tappa di una nuova fase itinerante, si è trasferito per sedici giorni in questo quartiere radical chic della metropoli californiana. Quarantatré coperti a 1.500 dollari l'uno, esauriti in un minuto: l'apertura più esclusiva in una città dove la reputazione dei ristoranti si misura anche nei mesi di anticipo necessari per assicurarsi un tavolo. Tutto normale, non fosse per il gruppo di persone radunate davanti ai cancelli.
Con cartelli e pentole scandiscono il ritmo della protesta: "Niente stelle per gli abusatori", "Stop alla violenza, basta silenzio", urlano. "Hai comprato un biglietto per una scena del crimine" e "Il lavoro non pagato ha costruito questo impero", si legge nei cartelli firmati On Fair Wage, l'associazione che da anni si batte per compensi equi nelle cucine e nelle brigate, denunciando lo sfruttamento soprattutto nei ristoranti di lusso. Più avanti degli altri, in camicia e pantaloni bianchi da chef, Jason Ignacio White tiene il ritmo della protesta.













