Con un annuncio pubblicato sui social nel tardo pomeriggio di mercoledì, lo chef René Redzepi, da Los Angeles, ha annunciato di essersi dimesso dal Noma, il ristorante che aveva fondato nel 2003. “Nelle ultime settimane si sono accesi i riflettori sul nostro ristorante, sul settore e sul mio modo di guidare in passato, aprendo un confronto importante – ha scritto in un post - Ho lavorato per diventare un leader migliore e Noma ha compiuto grandi passi, nel corso degli anni, per trasformare la propria cultura interna. Riconosco che questi cambiamenti non riparano il passato. Le scuse non bastano; mi assumo la responsabilità delle mie azioni. Dopo oltre vent’anni trascorsi a costruire e guidare questo ristorante, ho deciso di farmi da parte e di lasciare che i nostri straordinari leader conducano il ristorante nel suo prossimo capitolo. Mi sono inoltre dimesso dal consiglio di amministrazione di Mad, l’organizzazione non profit che ho fondato nel 2011.”
Una manifestazione a Los Angeles contro Redzepi
La decisione arriva al termine di un’escalation cominciata prima con la campagna online avviata dall’ex dipendente Jason Ignacio White, che nelle ultime settimane ha raccolto e rilanciato sui social numerose testimonianze di abusi; poi l’inchiesta del New York Times; quindi il caso che monta sulla stampa internazionale e finisce per investire anche il debutto del pop-up di Los Angeles con alcuni sponsor aziendali che si ritirano e prendono le distanze. Il ristorante temporaneo, aperto proprio l’11 marzo (e la cui durata è prevista per 16 settimane), si è inaugurato tra proteste, cartelli e slogan davanti alla sede.











