René Redzepi, il celebre chef del Noma, uno dei ristoranti più influenti al mondo, risponde alle accuse di abusi di molti ex dipendenti emerse in rete il mese scorso e ad altre raccolte in un nuovo articolo del New York Times. In particolare, l’articolo della testata americana si è concentrato sui racconti di 35 ex dipendenti, tra cui presunti casi di “abuso psicologico, intimidazioni, body shaming e scherno pubblico“, oltre a episodi di violenza fisica verificatisi tra il 2009 e il 2017. “Andare al lavoro era come andare in guerra” ha fatto sapere una chef impiegata nel locale danese.
Il post di scuse dello chef
Sia Redzepi che i rappresentanti del Noma affermano che queste accuse riflettono il passato del ristorante e non la situazione attuale, e che l’organizzazione ha implementato diversi sistemi, tra cui nuove procedure per le risorse umane, il pagamento degli stagisti e “miglioramento degli orari e dei permessi”. Sui social lo chef in un lungo post si scusa con le persone coinvolte. “Sebbene non riconosca tutti i dettagli di queste storie, vedo abbastanza del mio comportamento passato riflesso in esse da capire che le mie azioni hanno danneggiato le persone che lavoravano con me” scrive Redzepi. “A coloro che hanno sofferto sotto la mia guida, il mio cattivo giudizio o la mia rabbia, dico: sono profondamente dispiaciuto e ho lavorato per cambiare“.













