“Ricordo quella volta che una stagista di 19 anni si bruciò la faccia e tutto lo staff ha riso fin quando non li ho costretti a chiamare un’ambulanza”. È questa la denuncia lanciata sui social da Jason Ignacio White, dal 2017 al 2022 responsabile e direttore del laboratorio di fermentazioni del “Noma”, ristorante di Copenhagen con tre stelle Michelin e per quattro volte al numero uno della classifica “World’s 50 Best Restaurants”. L’ex dipendente si scaglia proprio contro la celebre insegna danese, tra le più rinomate e apprezzate al mondo per la sperimentazione e l’innovazione gastronomica, cercando di far luce sui presunti comportamenti manipolatori e violenti che, secondo i racconti di alcuni, sarebbero la norma in moltissime cucine, anche stellate.
Tra queste, secondo White, c’è anche il “Noma” di Copenhagen, guidato dallo chef René Redzepi. Tutto comincia con un primo post pubblicato da Jason lo scorso 6 febbraio sul suo profilo Instagram, @microbes_vibes, in cui riporta un suo commento a una IG story del ristorante dove raccontava di uno specifico episodio a cui lui dichiara di aver assistito: “Ricordo quella volta in cui una stagista di 19 anni si è bruciata la faccia e tutto lo staff rideva”. E poi ancora, nella descrizione al post, “Sento ancora le urla ogni tanto. Brutti porci in quel posto”, accusa White. L’ex responsabile del Fermentation Lab, inoltre, fa il nome di Paolo Soto, attuale head chef del “Noma”, accusato nel commento di aver assistito alla scena senza fare nulla. Anzi, “Paolo Soto rideva”, sottolinea ancora.








