Noma nel mirino: denunce di abusi sui social. Le testimonianze: “Per noi una grande scuola”

12 Febbraio 2026

Il silenzio stava diventando assordante, ma la voce dello chef lo ha rotto. Dopo giorni di silenzio, Rene Redzepi ha parlato attraverso il suo account Instagram. “Vorrei affrontare le storie passate riguardanti la mia leadership in cucina, che sono riemerse di recente. Anche se non riconosco tutti i dettagli in queste storie, vedo abbastanza del mio comportamento passato riflesso in esse per capire che le mie azioni hanno danneggiato le persone che lavoravano con me”. Ammissioni non troppo velate, seppur non direttamente esplicite su nomi e fatti. Lo chef e fondatore del Noma, più e più volte sul podio dei ristoranti più importanti al mondo per diverse classifiche, ha voluto così rispondere alle accuse di abusi fisici e psicologici che gli sono state mosse.

Negli ultimi giorni avevano destato particolare clamore le parole di Jason Ignacio White, ex responsabile del laboratorio di fermentazione del Noma, che ha animato una campagna social per denunciare abusi e sfruttamenti subiti nelle cucine di Redzepi. Per giorni silente, lo chef danese ha così velatamente (ma nemmeno troppo) voluto rispondere. Nessun riferimento esplicito a persone o fatti, piuttosto un personale excursus che ripercorre il suo stato d’animo in cucina, da quando iniziò a quando ne ha preso le redini. “Quando ho iniziato a cucinare, lavoravo in cucine dove urlavano, l'umiliazione e la paura facevano semplicemente parte della cultura. Ricordo di essere rimasto lì, da giovane cuoco, pensando che non avrei mai avuto una cucina tutta mia, e che non la avrei mai condotta in quel modo – scrive così Redzepi sul suo account social -. Ma dopo aver aperto il Noma e aver iniziato a sentire sempre più pressione, mi sono ritrovato a diventare quel tipo di chef che una volta mi ero promesso di non essere mai. Non importa quanto reale mi sembrasse questa pressione in quel momento, non dovrebbe mai giustificare la perdita della pazienza”.