Negli ultimi cinque giorni Jason Ignacio White, ex responsabile del laboratorio di fermentazione del Noma, dove ha lavorato dal 2017 al 2022, ha avviato una particolare campagna tramite il suo account Instagram (@microbes_vibes) che usa un’etichetta esplicita: “Noma Abuse” per denunciare una serie di abusi e sfruttamenti che si sarebbero svolti nelle cucine del ristorante danese di Rene Redzepi.
Tutto ha inizio con un post in cui White condivide un video pubblicato sul profilo ufficiale del Noma ambientato a Los Angeles dove tra poche settimane il Noma aprirà il pop up che segna una nuova fase per il ristorante.
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Il commento di White sul video è feroce: “Prima che lo cancellino. A volte la sento ancora urlare. Che porci schifosi in quel posto”. E ancora: “Ti ricordi quella volta in cui una stagista di 19 anni si è bruciata la faccia e gli altri membri dello staff hanno riso finché non li ho costretti a chiamare un’ambulanza”. Arrivano commenti di solidarietà e White racconta che in pochi giorni ha raccolto le testimonianze di numerose “vittime” del Noma.
Tra i commenti anche quello di Namrata Hegde, la stagista indiana che nel gennaio 2023 aveva denunciato le regole in vigore durante il servizio, denuncia ripresa poi in un articolo del New York Times: silenzio assoluto e vietato parlare e ridere. “Grazie per aver detto qualcosa. La quantità di gaslighting che ho subito, perfino da stagisti che hanno attraversato/visto le stesse cose che ho visto io, da quando ho parlato è folle”.






