Dopo il lungo articolo di ieri (lunedì 16 marzo) ho ricevuto molti messaggi che chiedevano ulteriori spiegazioni. In particolare tanti, quasi tutti, domandavano perché la separazione delle carriere dei magistrati sarebbe pericolosa per l’autonomia della magistratura, perché la indebolirebbe, perché sarebbe una leva per scardinare il sistema di tripartizione dei poteri — esecutivo, legislativo, giudiziario — su cui si fonda la democrazia. Perché, chiedevano. Come mai la voleva Berlusconi e prima di lui Licio Gelli, la P2. Per ottenere cosa.
A ulteriore riprova che non solo mio nipote, vostro cognato, la signora Franca e milioni di altre persone che non passano il tempo a leggere editoriali dei costituzionalisti ma anche chi legge molto, chi legge articoli lunghi (compresi, credo, quelli dei costituzionalisti) non sa esattamente quale sia la posta in palio. Dunque il popolo sovrano dovrebbe esercitare la sua sovranità, dire se questa legge va bene o pure no, senza sapere di cosa stiamo parlando. Quali sarebbero le conseguenze per la comunità, per tutti.
In due parole, semplificate dunque in parte manchevoli, ma la materia è complessa. Il Consiglio superiore della magistratura decide le assegnazioni, i trasferimenti, le promozioni dei magistrati. Articolo 105 della Costituzione. Decide chi deve andare dove.












