Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 6:35
Tra i vari argomenti per votare NO al referendum per la separazione delle carriere dei magistrati ce n’è uno molto semplice e convincente: c’è da chiedersi perché, essendo a tal fine sufficiente una legge ordinaria, si è provveduto a modificare sette articoli della Costituzione. La risposta è ovvia: qui non si vuole agire soltanto sul piano tecnico della disciplina delle carriere, ma si vuole molto di più. Si vuole limitare fortemente il potere giudiziario sottoponendolo al controllo del potere esecutivo. In sostanza, il governo, come ha affermato la capo di gabinetto del ministro della Giustizia, vuole liberarsi dei magistrati, considerati un ostacolo all’azione governativa. In sostanza, il governo non vuole che altri fermino la propria azione, anche se essa è in palese contrasto con la Costituzione e violi, di conseguenza, i diritti fondamentali dei cittadini.
E’ noto che per lo svolgimento della vita civile, come affermò il Montesquieu, è indispensabile che un potere arresti l’altro potere, è indispensabile cioè l’equilibrio dei poteri. L’attuale governo, invece, dopo aver letteralmente assorbito il potere legislativo del Parlamento (nel 2025, solo 64 leggi sono state di iniziativa parlamentare e tutte le altre 171 leggi sono state di iniziativa governativa, o di approvazione di decreti legge), ora vuole avere la sicurezza di dominare anche il potere giudiziario.









