Caro direttore, scrivo questo sperando che una sua risposta serva a chiarirmi e rasserenarmi. Siamo quasi alle battute finali per il referendum sulla giustizia o più propriamente sulla riorganizzazione della magistratura con la separazione delle carriere, due CSM e un ente terzo giudicante. In particolare il magistrato giudicante ha il compito di garantire l'applicazione imparziale della legge, esaminare le prove, ascoltare le parti e testimoni, emettere sentenze e garantire la correttezza del processo. Oggigiorno però a me sembra di assistere, in certi processi, che taluni magistrati più che applicare interpretino la legge secondo il loro personale pensiero.
Detto ciò se l'esito del referendum premierà il NO, mi sorge spontaneo un grosso dubbio ossia che certa magistratura si senta autorizzata a perseguire lo stato attuale delle cose perché legittimata dal voto popolare e forte di questo agire come un partito con conseguenze che a mio avviso possono diventare disastrose, sappiamo bene come possono delegittimare politici e mettere in difficoltà anche un governo. Grazie se vorrà prendere in considerazione questa mia.
Rovigo
Caro lettore, più che il direttore di un giornale a rasserenarla dovrebbe essere qualche magistrato o qualche associazione di magistrati. E stupisce un po' che ciò non sia avvenuto. Perché capisco che in un cittadino possa sorgere spontanea qualche domanda e insinuarsi qualche preoccupazione, quando legge che il capo della più importante procura d'Italia, quella di Napoli, Nicola Gratteri, scrive, in risposta a un giornale peraltro non esattamente collocato su posizioni estreme e faziose, come il Foglio: «Con voi faremo i conti dopo il referendum, tireremo una rete».













