Il contributo al “Comitato per il Sì” al referendum confermativo della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, della previsione di due Csm con l’elezione dei suoi componenti per sorteggio e di una Corte di giustizia disciplinare, coinvolge, anche emotivamente, nelle complesse dinamiche politiche che la competizione propone.
Più di tutto si subisce il fascino e la responsabilità che derivano dall’aver voluto richiamarsi a Mario Pagano: un martire della libertà e dell’uguaglianza, un giurista saggio e un eroe dell’illuminismo napoletano. Una personalità che si impone negli stessi luoghi dove si svolsero gli eventi della Rivoluzione partenopea, tanto che quella rinascita condizionò quelli successivi. Menti illuminate, di Pagano come quella di molti altri, che con idee giuridiche rivoluzionarie, cercarono di imporsi sull’assolutismo e al conservatorismo di leggi e magistrati che ne proteggevano l’ordine.
La religione che li guidava era la ragione; il ragionamento governato dalla logica. Quel lume serviva - allora come oggi - a far breccia nell’oscurità e a far prevalere la verità. Quella stessa luce che adesso serve a sostenere la riforma costituzionale e a smascherare le falsità di quelli che, come allora, sostengono posizioni conservatrici diverse, se non anche reazionarie. Di quegli uomini ci manca il coraggio, rimanendoci l’insegnamento del valore della ragione, con la volontà di farla valere. Lo facciamo anche attraverso la denuncia di un meccanismo che, con l’avvicinarsi della data referendaria, vede le forze parlamentari conservatrici di governo - che pur hanno sostenuto la riforma quale promessa elettorale di una delle sue componenti – disimpegnarsi nella campagna referendaria, dando spazio alle posizioni avversarie e lasciando da sola, nelle iniziative di sostegno, l’avvocatura e alcune componenti della società civile.






