È partita la macchina per il sostegno al sì al referendum sulla separazione delle carriere. E vede in campo iniziative di diversa ispirazione culturale. In questo senso si colloca la lettura in chiave riformista espressa dal Comitato “Giuliano Vassalli”, promosso da Salvo Andò, Claudio Signorile e Fabrizio Cicchitto.

L’iniziativa, dunque, si riallaccia ai principi ispiratori del garantismo liberale e socialista che furono alla base della riforma del processo penale del 1989, su iniziativa di Giuliano Vassalli, allora ministro della Giustizia. Quel profondo cambiamento di sistema, infatti, segnò il passaggio dal modello inquisitorio a quello accusatorio. «La separazione delle carriere», sottolineano i promotori, «è il naturale completamento di quel percorso, perché solo un giudice realmente terzo può garantire al cittadino un processo equo». Il Comitato evidenzia che la riforma voluta dal centrodestra al governo non rappresenta uno scontro tra destra e sinistra, ma una conquista di civiltà giuridica. L’obiettivo è dare ai cittadini anche la piena percezione di una giustizia imparziale e indipendente dalle logiche corporative.

«Non si tratta di un affronto politico né di un vulnus alla Costituzione», si legge ancora nel comunicato di lancio, «ma del completamento di una stagione riformista che affonda le radici nella cultura del garantismo democratico e nella stessa Convenzione europea dei diritti dell’uomo». Domani verrà presentato il Comitato per il Sì delle Camere penali e Maurizio Lupi ha annunciato la nascita di quello su impulso di Noi Moderati. Intanto, alla Camera dei deputati si muovono gli step formali per indire la consultazione, ed è stata attivata la raccolta firme.