«Al referendum voterò Sì perché credo nell’indipendenza dei magistrati e so che la prima indipendenza è quella interna: prima che nei confronti degli altri poteri dello Stato, il magistrato deve essere libero da tornaconti personali e influenze correntizie indebite nel suo lavoro all’interno della propria categoria».

Attualmente non è così?

«Le nostre carriere sono condizionate dal Consiglio Superiore della Magistratura. Finché i membri togati saranno indicati dalla categoria e saranno espressioni delle correnti politiche che convivono nell’Associazione Nazionale Magistrati, è possibile che anche il giudice o il pm più libero e indipendente subisca dal sistema un condizionamento psicologico e culturale, che può essere anche inconscio. Con il sorteggio, questo non accadrebbe più: la politica giudiziaria sarebbe spazzata via dal lavoro quotidiano dei magistrati».

E questo lei lo ritiene un bene?

«Noi amministriamo un potere enorme, ma la Costituzione ce lo riconosce in nome del popolo e non di noi stessi. Il nostro potere è un servizio, non è fine a se stesso, o a noi stessi».