Cinquanta magistrati per il Sì. Quelli che al referendum voteranno per confermare la riforma dell’ordinamento giudiziario saranno molti di più, ma intanto questi ci mettono la faccia. Sfidano l’ostilità e i consigli dei colleghi («chi te lo fa fare di metterti contro l’Anm...») e si presentano alla maratona oratoria organizzata a Palazzo Wedekind, a Roma, dal comitato Sì Riforma, vicino alla maggioranza. Molti hanno strappato la tessera dell’Anm, qualcuno non l’ha mai avuta e qualcun altro ce l’ha ancora, sperando che un bel giorno cambierà.
Isabella Bertolini, membro laico del Csm e segretario del comitato, spiega il senso dell’iniziativa: «Non c’è una magistratura monoliticamente schierata per il No. Molti hanno scelto di dire sì a una riforma che punta a restituire fiducia ai cittadini e a valorizzare merito, capacità e trasparenza».
Sfila sul podio un bello spaccato di umanità in toga. Magistrati con ruoli di rilievo, come Giacomo Rocchi, presidente della sezione penale della Cassazione, si alternano al microfono col giudice onorario di Biella, Pietro Brovarone, e altri la cui carriera si è fermata perché sorpassati da qualche «raccomandato di ferro» spinto dalle correnti e difeso «impunemente» dal Csm (è il racconto di Margherita Di Giglio, del tribunale per i minorenni di Napoli).










