Ho deciso di sostenere la riforma dell’assetto istituzionale della magistratura, e di farlo pubblicamente, per prendere le distanze - insieme ad altri 50 colleghi - dalla discesa in campo dell’Associazione nazionale magistrati con modi che riteniamo gravemente inopportuni: l’Associazione infatti, sulla base di sole 1.200 deleghe (su 9.500 iscritti), non solo ha preso posizione contraria rispetto alla riforma, ma ha costituito un Comitato per il No, che viene finanziato con le quote di tutti gli associati (tra cui anche quelle di chi è favorevole alla riforma), e con fondi provenienti dal pubblico; un Comitato che inonda i social e i luoghi pubblici (come le stazioni ferroviarie) di slogan propagandistici, come un qualsiasi soggetto politico.
La maggioranza ha presentato ieri in Parlamento la proposta di riforma della legge elettorale. Addio ai collegi uninominali, attribuzione dei seggi con metodo proporzionale, su base nazionale per la Camera e su base regionale per il Senato, previsione di un premio di maggioranza, e infine, per mandare completamente in tilt il centrosinistra, indicazione obbligatoria del candidato premier al momento della presentazione del programma.
Perché sinistra e sindacati non si sono mai impegnati a difesa di quel mondo sommerso che sta dentro la cosiddetta «gig economy», si domandava ieri il direttore Belpietro. Semplice, perché quel modello nato nel mito della modernità è stato alimentato da loro, nella ubriacatura neoliberista della quale Renzi è stato il campione assoluto. Se qualcuno pensa che la Schlein possa ripulire le tracce di quel passato si sbaglia di grosso, poiché al netto dei comizietti la segretaria del Pd è della stessa pasta culturale, di un fighettismo travestito da «pop».






