Egregio direttore, ci avviciniamo al referendum sulla riforma della giustizia e il clima è sempre più arroventato dalle dichiarazioni degli esponenti politici e dalle polemiche che ne conseguono. Io non sono un tecnico della materia quindi per farmi un’idea mi limito a leggere quanto riporta la stampa sull’argomento.
Dall’intervista di Italia Oggi al dottor Palamara (ex presidente dell’Anm nonché ex componente del Csm) mi sembra di capire che i paventati pericoli sull’indipendenza della Magistratura, siano solo un paravento per la conservazione del forte potere esercitato dalle correnti all’interno della magistratura e del Csm, che se nominato per sorteggio e non più dalle logiche correntizie, potrebbe venir meno. Quanto poi alla separazione delle carriere, a me “uomo della strada” , la cosa risulta assolutamente logica, perché mi sembra innaturale che l’arbitro faccia in qualche modo parte di una delle due squadre in campo. Lei cosa ne pensa?
Franco Gallo
Caro lettore, come spesso accade per i quesiti referendari, anche quello per cui andremo a votare il 22-23 marzo non riguarda materie di semplice comprensione. E il dibattito politico, va aggiunto, spesso anziché aiutare i cittadini a comprendere su cosa dovranno esprimersi, fa l’esatto contrario, concentrandosi su temi che con il quesito referendario, cioè sulle materie per cui si dovrà dire Sì o No, hanno poco o nulla a che fare. Penso alla questione dell’indipendenza dei giudici dal potere politico (argomento del tutto estraneo alle norme modificate dalla riforma) o agli effetti che il voto avrà sul governo, come se fosse un referendum su Giorgia Meloni e non invece un referendum su una riforma del Governo presieduto da Giorgia Meloni. Comunque sia, la mia opinione, per quel che vale, è abbastanza semplice.









