Caro direttore, ieri ho assistito al dibattito sulle ragioni del Sì e del No al referendum istituzionale promosso a Venezia dall'Ateneo Veneto. La dottoressa Antonella Magaraggia, presidente dell'Ateneo Veneto, aveva invitato due bravi relatori, Renzo Fogliata (già presidente della Camera Penale) e Lorenzo Miazzi (presidente della seconda sezione penale della Corte d'Appello di Venezia) a chiarire i loro opposti orientamenti alla cittadinanza. Il dibattito, pur vivace, si è svolto nella più totale correttezza e serenità, ma sia io che i miei amici ne siamo usciti con un senso di avvilimento.

Perché si invitano i cittadini ad esprimersi su questioni così complesse, dove nessuno capisce con certezza cosa è meglio fare? Perché invece, con le risorse spese per il referendum non si danno alla giustizia i mezzi per funzionare meglio e quindi più velocemente? Purtroppo l'unica risposta possibile è che al governo interessa indebolire la magistratura e non fare il bene dei cittadini.

Carla Forcolin

Cara lettrice, con tutto il rispetto per le sue opinioni e le conclusioni a cui è giunta dopo aver partecipato a quel dibattito, credo che sia opportuno fare un po' di chiarezza sulle ragioni di questo referendum. Cioè su perché il 22-23 marzo prossimi gli elettori sono chiamati alle urne. A volere il referendum, al contrario di quanto lei pensi, non è stato il governo. E neppure l'opposizione. Lo prevede espressamente la nostra Costituzione.