Caro direttore, la nostra Carta costituzionale è il frutto di un concorso di sensibilità politico-culturali, che hanno condiviso regole e valori di convivenza democratica. Grazie alla nostra Costituzione, a ottant'anni dalla sua elaborazione, molti progressi sono stati conseguiti, molti sono ancora da conseguire. Il referendum sulla separazione delle carriere, che va a modificare sette articoli della nostra Costituzione e che verrà sottoposto al giudizio degli elettori, presenta una doppia anomalia.
La prima: non è, come dovrebbe, un'iniziativa del Parlamento che, tra l'altro, non ha nemmeno avuto modo di discuterne il testo, bensì di approvarlo a scatola chiusa. La seconda: il potere esecutivo invade il potere giudiziario, riscrivendone norme e procedure. Non è certo lo stile dei nostri padri e delle nostre madri costituenti.
Cosimo Moretti
Martellago (Venezia)
Caro lettore, questa campagna referendaria è stata caratterizzata sin dall'inizio da un eccesso di politicizzazione e da toni esasperati. Purtroppo con l'avvicinarsi della scadenza, il 22-23 marzo, e nonostante l'autorevole intervento del Presidente della Repubblica, le cose non sono migliorate. Anzi. E tutto questo a discapito della chiarezza e della comprensione degli argomenti su cui cittadini saranno chiamati a votare.









