«In che modo il sorteggio garantirebbe l’imparzialità dei magistrati?». «Quali sarebbero gli svantaggi della separazione delle carriere?». «Perché non c’è il quorum?». Sono le domande che i quasi 200 studenti fanno ai protagonisti del dibattito di ieri sul referendum per la giustizia organizzato negli spazi del Politecnico. Da una parte l’avvocato, già presidente della Camera Penale “Vittorio Chiusano”, Alberto De Sanctis per le ragioni del sì. Dall’altra il magistrato della Corte dei Conti Diego Maria Poggi per il no. A moderare, il direttore de La Stampa Andrea Malaguti.
Studenti protagonisti
Ma a rubare la scena, tra arringhe e battute da fair play giudiziario sul palco, è la platea di giovani, soprattutto liceali dello scientifico Galileo Ferraris. L’istituto ha organizzato l’evento su iniziativa della preside Antonietta Mastrocinque e del magistrato onorario di tribunale Monica Barbatano, ex presidente del consiglio d’istituto. «Sono qui per capire qualcosa in più - racconta Diego Marcheschi, classe quinta al Galfer - mi sono informato online da solo, ma non è la stessa cosa». «Ho visto parecchi video - dice Francesca, di terza - ma sono ancora confusa». Il punto è questo: capire cosa si vota. E il dibattito si accende subito. «Oggi il potere esecutivo del governo si sovrappone già a quello legislativo del Parlamento: votare no significa tutelare almeno l’autonomia del potere giudiziario», apre Poggi. «Votare sì significa spegnere l’influenza delle correnti interne alla magistratura che troppo spesso, oggi, non premiano il merito», replica De Sanctis.














