La separazione delle carriere tra giudice e pm? «Già esiste e non impedirebbe ai due magistrati di conoscersi comunque e favorirsi». Il sorteggio del Csm? «Si vogliono combattere le correnti ma si fa peggio: se a sorte entrassero solo magistrati di una stessa corrente?». Sdoppiamento del Csm? «Troppo dispendioso». La riforma della giustizia, firmata Meloni-Nordio, ai raggi X degli studenti di Giurisprudenza, Lettere e Scienze politiche della Federico II. Si confrontano senza schemi ideologici, con la competenza maturata sui libri, l’autonomia di giudizio e tanta dose di buon senso. Risultato? Una riforma che non piace, quelli a favore sono mosche bianche tra i giovani.
Referendum, Gratteri scherza in tv: “Sal Da Vinci voterà No”. Ma è polemica con il comitato del Sì
di Dario Del Porto
«Chi sostiene il Sì vuole andare nella direzione di una magistratura sotto il controllo del potere politico», dice senza mezzi termini Roberta Sagliano, 22 anni, iscritta a Filosofia: «Cosa farà un pm? Finirà per perseguire i ladruncoli, per indagare sui furti, ma non intaccherà più reati come la corruzione per non colpire i politici. Ma così si indirizza la giustizia». Maria Teresa Garofalo, 25 anni, laureanda in Giurisprudenza, fa una premessa: «Voterei No per il solo fatto che ho poca fiducia nel legislatore attuale. Penso che le leggi non sappiano neanche scriverle». Nel merito poi Maria Teresa fa notare che «la percentuale di passaggi di carriera da pm a giudice è minima, la riforma non è necessaria».










