TREVISO - Avvocati da una parte, con una grande fetta schierata per il "sì", magistrati dall'altra a difendere le posizioni del "no". E due ore di discussione a tratti frizzante, non priva di reciproche frecciatine anche se scoccate sempre nei limiti della correttezza, per sviscerare ogni aspetto del tema più scottante del momento: la riforma della Giustizia avviata dal Governo che il 22 e il 23 marzo prossimo, domenica e lunedì, gli italiani dovranno promuovere o bocciare attraverso il referendum costituzionale. Ieri, in città, c'è stato uno dei momenti più interessanti di questo confronto (moderato da Paolo Calia giornalista del Gazzettino) tra chi spinge per la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e chi invece si batte per evitare che la Costituzione venga modificata. In un palazzo dei Trecento pieno, almeno duecento presenti, i due schieramenti si sono affrontati, confrontati e in qualche momento sfidati nel corso dell'appuntamento organizzato dalla Fondazione dell'Avvocatura Trevigiana.

Referendum giustizia, il fronte del sì. Nordio dagli avvocati (con Bartolozzi): «Io non umilio le toghe»

Sotto gli occhi di Diego Casonato, presidente provinciale dell'Ordine degli Avvocati - «Non dirò il mio orientamento ma spero che questo incontro serva a spiegare tutti i punti di vista al di là delle polemiche di questi giorni», ha sottolineato in avvio - si sono alternati Francesco Pedoja (già presidente del tribunale di Pordenone) e l'avvocato Maurizio Visconti (foro di Venezia) a rappresentare il fronte del "no" e gli avvocati Simone Guglielmin (presidente della Camera Penale Trevigiana) e Renzo Fogliata (già presidente dello stesso organismo ma a Venezia) a ribadire le motivazioni del "sì". Davanti a loro una platea formata per la maggioranza di avvocati, con una discreta percentuale di magistrati e una quota non indifferente anche di semplici cittadini attirati da un dibattito incentrato sui contenuti e libero da ogni influsso politico.