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18 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 13:11
Il referendum accende gli animi all’interno della procura di Lecce. In un botta e risposta a distanza, il procuratore capo di Lecce, Giuseppe Capoccia, e il procuratore generale della Corte d’Appello dello stesso distretto, Ludovico Vaccaro, hanno assunto posizioni diametralmente opposte sulla riforma. Stilettate e affondi in chiaro che raccontano di un clima teso a pochi giorni dal voto sulla riforma della giustizia targata Carlo Nordio. A innescare la miccia sono state le frasi pronunciate da Capoccia, uno dei magistrati in prima linea per il Sì, durante la puntata del 16 marzo di Quarta Repubblica, la trasmissione di Rete4 condotta da Nicola Porro.
Nel corso di un’intervista durante la quale spiegava, a suo parere, cosa può accadere in caso di vittoria del No, il procuratore è stato pungolato sull’esistenza di un condizionamento dei giudici da parte dei pubblici ministeri: “Io credo che ci sia, anche se inconsapevole. Il pm per sua natura è ingombrante, pesante. Il giudice, soprattutto nelle prime fasi, è molto solo e molto fragile – ha detto il magistrato – È in condizione di mettersi contro il collega, resistergli? Oppure più facilmente essere d’accordo con lui? Un giudice che fosse veramente in un altro palazzo potrebbe sentirsi più tranquillo di dire talvolta no al pm”. E ancora: “La vicinanza è fisica e personale. Abbiamo fatto i corsi insieme, condiviso tante esperienze. Siamo amici, è inutile nasconderlo”, ha detto Capoccia arrivando a sostenere di temere che la vittoria del No “possa portare a un delirio di onnipotenza da parte di qualcuno, non prevedo tempi semplici”.










