Quella di ieri doveva essere una giornata di fuoco sui mercati internazionali, iniziata con il petrolio oltre i 100 dollari al barile, il boom degli spread europei e la paura per un forte rialzo dell’inflazione. A pesare erano il prolungarsi della guerra in Medio Oriente, oltre che le riduzioni alla produzione di greggio e alla vendita di gas da parte di Qatar, Kuwait e Arabia Saudita, decise nel weekend.

Invece, soprattutto grazie alla notizia iniziata a circolare nel primo pomeriggio, per cui i Paesi del G7 potrebbero utilizzare le riserve strategiche di petrolio per tamponare l'emergenza energetica e poi in serata alle frasi del presidente Usa Donald Trump su una guerra che potrebbe concludersi a breve, il prezzo del petrolio è sceso sotto i 90 dollari al barile, lo spread è sceso e la fiammata sui listini è stata contenuta.

Nel frattempo il governo italiano, tramite il ministero dell’Economia, ha chiesto all’Unione europea di attivare misure straordinarie per contenere i prezzi dell’energia, prima che gli aumenti si riflettano sugli altri beni di consumo, come fatto nel 2022 dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.

Certo, le Borse europee ieri hanno comunque perso complessivamente altri 116 miliardi di capitalizzazione (che si aggiungono ai 918 miliardi della settimana scorsa, per un totale di oltre 1.000 miliardi), ma i cali alla fine sono stati lievi. A Milano il Ftse Mib è sceso dello 0,2%, Parigi ha ceduto lo 0,9%, Francoforte lo 0,8% e Londra lo 0,3%. Le parole di Trump sulla fine della guerra hanno invece riacceso Wall Street che, dopo un avvio negativo, ha invertito la rotta verso il rialzo. L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,8%, il Dow Jones lo 0,5%.