Niente panico. Il petrolio e il gas schizzano alle stelle, ma l’oro e gli altri metalli preziosi calano. Le Borse europee precipitano, però a Wall Street la tempesta si trasforma in un innocuo venticello. I rendimenti dei titoli di Stato si impennano, eppure il Btp Valore rastrella 10 miliardi in due giorni. Niente panico, consigliava Douglas Adams di fronte alla possibilità che la terra fosse spazzata via da una gigantesca circonvallazione iperspaziale. E la distruzione del pianeta, per quante turbolenze possano esserci, non sembra ancora palesarsi all’orizzonte.

Questo non significa che tutto proceda per il meglio. Anzi. Secondo il Joint Maritime Information Center, dall'1 marzo per lo Stretto di Hormuz sono transitate appena tre petroliere rispetto alle 50 registrate il giorno precedente. Ed è proprio lì, su quei 40 km di mare che si concentrano le principali preoccupazioni degli investitori. Con inevitabili ripercussioni sui prezzi delle materie prime che normalmente solcano quelle acque.

PURE I MERCATI SOTTO ASSEDIO MA NON È TEMPESTA PERFETTA

Anche i mercati, com’era prevedibile, sono finiti sotto attacco. Da una parte i timori sulla durata del conflitto ...

I futures sul Brent con consegna a maggio hanno toccato un picco intraday di 84,9 dollari/barile per poi stabilizzarsi sugli 83 dollari (+6,9%), mentre il benchmark statunitense Wti ha raggiunto un massimo giornaliero di 77,5 dollari. L'indice di riferimento europeo è ai massimi da luglio 2024, mentre quello texano ritocca quote che non si vedevano dal gennaio 2025. Non si arresta nemmeno la corsa del gasolio, i cui futures a Londra rivedono i picchi della crisi energetica del 2022, salendo del 17% a 1.057 dollari/tonnellata. Anche più accentuata – e preoccupante per l'Europa - l'impennata del gas. I futures sul Title Transfer Facility di Amsterdam, il contratto di riferimento per il gas nel Vecchio continente, sono aumentati del 48%, superando i 65 euro/MWh per poi chiudere a 53,6 euro/MWh (+20,4%). Ma prima di mettersi le mani nei capelli conviene ricordarsi dei 320 euro toccati nell’agosto del 2022, nel pieno della crisi energetica provocata dalla invasione russa dell’Ucraina.