L’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran fa tremare i mercati azionari europei e schizzare i prezzi di gas e petrolio. Ma le bombe non spaventano Wall Street e gli indici azionari statunitensi, sostenuti dal rialzo dei titoli tecnologici, chiudono la giornata poco mossi. Nel Vecchio continente i listini hanno bruciato in un giorno circa 314 miliardi di euro di capitalizzazione, con ribassi intorno al 2%. Milano ha perso l’1,97%, con 17 miliardi di valore andati in fumo.

La guerra dunque come prevedibile non risparmia i mercati ma non scatena il panico fra gli investitori. «L’esperienza degli ultimi anni suggerisce cautela nel trarre conclusioni affrettate - osserva Richard Flax, direttore degli Investimenti di Moneyfarm, piattaforma digitale per la gestione del risparmio -. Gli shock geopolitici tendono spesso ad avere un impatto meno duraturo di quanto inizialmente si tema. Gli investitori, in più occasioni, hanno dimostrato la capacità di guardare oltre il rumore di fondo, mantenendo l’attenzione sui fondamentali macroeconomici ed evitando scelte impulsive di market timing. Anche in questa fase si osserva un comportamento simile». Come confermato dall’andamento dell’indice Vix, l’indice di volatilità che in sostanza misura la paura percepita dagli operatori. L’indicatore ieri sera era quotato intorno a quota 21, in arretramento dopo la fiammata dell’avvio e molto lontano dai picchi oltre quota 50 raggiunti in aprile dopo l’annuncio dei dazi di Trump.