Gli spiragli di pace fra Stati Uniti e Iran spingono le Borse in rally e fanno crollare le quotazioni del petrolio.
A 67 giorni dall'attacco voluto dal presidente americano Donald Trump la prospettiva di un accordo per porre fine alla guerra e riaprire la stretto di Hormuz ha galvanizzato i listini.
Prima quelli asiatici, poi gli europei, infine Wall Street dove l'indice S&P 500 ha ritoccato i record.
Anche Piazza Affari ha fatto un suo exploit e ha rivisto i massimi da marzo 2000 (Ftse Mib + 2,35% a 49.696 punti). Il maggior rialzo è stato tuttavia segnato da Parigi che ha guadagnato quasi il 3% (+2,94%) mentre Londra e Francoforte sono cresciute rispettivamente del 2,15 e del 2,12 per cento. Il ritorno della propensione al rischio sui mercati azionari è stato favorito dal venir meno delle aspettative di inflazione se si arriverà davvero alla fine delle ostilità ponendo fine alla corsa dei prezzi dell'energia.
Proprio questa attesa è stata inglobata nei prezzi del greggio con il Wti statunitense sceso ben sotto la soglia dei 100 dollari. In serata segna un calo del 7,2% a 94,9 dollari al barile. Stesso ribasso per il Brent del Mare del Nord che viaggia appena sopra i 101 dollari. In decisa flessione anche il gas: ad Amsterdam il Ttf ha perso il 5,9% appena sopra i 44 euro al megawattora. Sono in parallelo calati i rendimenti dei titoli di Stato a partire dai Treasuries americani.






