I mercati azionari sembrano stabilizzati e il prezzo del petrolio ha ceduto parte del suo iniziale rialzo, mentre il presidente Donald Trump ha aumentato la pressione sui paesi alleati affinché contribuiscano alla riapertura dello Stretto di Hormuz e ha affermato che gli Stati Uniti sono in contatto con l’Iran.

I contratti sull’indice S&P 500 sono saliti dello 0,5% dopo quattro giorni consecutivi di ribassi, a seguito dei commenti di Trump sui colloqui, sebbene la Repubblica Islamica abbia dichiarato di non aver richiesto negoziati o un cessate il fuoco. L’indice MSCI All Country World, il più ampio indicatore azionario globale, è rimasto pressoché invariato, dopo tre giorni di ribassi. Le Borse asiatiche hanno registrato un lieve calo dello 0,1%.

A contribuire al buon andamento del mercato è stato anche il deprezzamento del dollaro, con l’indice Bloomberg che ha perso lo 0,2%. La valuta, emersa come bene rifugio durante il conflitto in Medio Oriente, si è indebolita rispetto a quasi tutte le principali valute.

Il Brent si è attestato intorno ai 104 dollari al barile, dopo aver toccato un massimo di 106,50 dollari in seguito agli attacchi statunitensi contro obiettivi militari sull’isola di Kharg, il terminale che gestisce quasi tutte le esportazioni petrolifere iraniane. Il West Texas Intermediate (WTI) è sceso sotto i 100 dollari al barile.