Dopo l’attacco di Israele e Usa all’Iran e l’uccisione di Ali Khamenei, la comunità iraniana a Torino – forte di 10.000 persone, quasi tutte esuli – si è riversata in strada per festeggiare. Tra loro anche Mohammad Reza Kyavar, oppositore politico che non torna in Iran da 40 anni. Lo abbiamo intervistato.

«Il paradosso è che adesso che è stato fatto fuori Khamenei, il popolo iraniano diventa debitore di Trump e Netanyahu. Che non sono produttori di pace, si sa». Mohammad Reza Kyavar è un oppositore del regime iraniano di lunga data. Negli anni Ottanta è stato denunciato e condannato per aver occupato il consolato a Milano, per protestare contro il governo. È diventato poi responsabile dell’ufficio lavoratori stranieri della Cisl di Torino dove ha lavorato per una vita.

Da quanto non torna a casa?

«Da più di quarant’anni. Sono venuto a Torino per studiare, era il 1975. Quando nell’82 hanno cominciato a impiccare i prigionieri politici in Iran, per protesta abbiamo occupato il consolato iraniano a Milano».

Cosa le ha fatto il regime?