Una grande contraddizione, quella degli attivisti locali che elogiano dittature e puntano il dito contro le loro vittime costrette all’esilio, che è frutto di una propaganda incessante progettata per confondere le acque. Nel cortocircuito, il grande assente resta certamente «il pericolo dell’Islam politico che sta crescendo» anche nel nostro continente, dove le persone «possono minacciare la gente alla luce del sole, sotto gli occhi della polizia». Una minaccia seria alla «democrazia e alla libertà dell’Italia», che non sarebbe stata possibile senza la legittimazione e l’appoggio «di alcuni esponenti e gruppi politici» troppo spesso impegnati a sminuire e decontestualizzare le manifestazioni di intolleranza che si verificano. Questo «non è soltanto una vergogna, ma un allarme per la sicurezza e il futuro del Paese». Il tutto, quindi, non sarebbe solo la conseguenza di una società imbevuta di antisemitismo e ostilità per l’Occidente, bensì il risultato più scientifico di un’ondata di disinformazione che Teheran alimenta «attraverso i suoi canali d'influenza».
In piazza con le foto delle vittime degli ayatollah «Minacciata di morte, mi lanciavano di tutto»
A sfilare accanto alla Brigata ebraica durante la festa della Liberazione c’erano anche i dissidenti iraniani in diaspora, cioè i rappres...






