«Brindiamo alla libertà dell'Iran, che sia oggi o domani. Non vedevamo l'ora che arrivasse questo giorno». La voglia di festeggiare del popolo iraniano che vive in città è così tanta che in queste ore si brinda in ogni dove. C'è chi ha radunato tutti gli amici ed è rimasto a tavola ore, come fosse Natale. Chi chiama a casa, tra lacrime e grida di gioia. E c'è chi ha alzato le saracinesche nel proprio negozio anche di domenica, perché non è tempo di riposare. Come Nazanin Majidi, che ieri ha servito decine di dolci tipici iraniani a chi passava dalla sua pasticceria "Nun" in Crocetta. «Questo regime doveva cadere per forza, non ce la facevamo più. Adesso la democrazia è più vicina» dice, mentre versa spumante a una famiglia di connazionali.
Il Khamenei death party a Torino
Sembra quasi una contraddizione, ma è così: oggi la comunità iraniana di Torino, con quasi 10 mila persone, brinda alle bombe americane e israeliane, che hanno cancellato i vertici del regime iraniano. Khamenei è morto. «Finalmente» dicono tutti. Al "Dream bar" di piazza Vittorio dalle 17 a sera tardi si brinda alla sua morte. Lo hanno chiamato il "Khamenei death party". Non importa per mano di chi sia stato ucciso. Importa che dopo 47 anni di Repubblica Islamica qualcosa è cambiato. «Non diciamo che Trump o Netanyahu siano buoni, sappiamo che hanno i loro interessi. Ma intanto ci hanno aiutati e non c'è niente di male in questo» precisa Nazanin, che dal regime è scappata otto anni fa come rifugiata politica. Oggi fa l'architetta a Torino. Aggiunge: «La storia ci insegna che hanno liberato anche altri popoli. Tra cui voi italiani».











