Sono andati a prenderlo a Kish Island. È un’isola che si trova giù, nel Golfo Persico, lontana dalle bombe di Teheran. Raccontano che gli sono entrati in casa e lo hanno interrogato per cinque ore. Questa volta lo accusano di essere una spia di Israele. Un nemico vero. Ma Toomaj Salehi, rapper e poeta della rivoluzione, è abituato alle accuse dagli uomini di Ali Khamenei. L’ultima volta stava per essere impiccato per inimicizia contro Dio e perché corrompeva il cuore dei giovani — meravigliosa colpa. Poi, dovrebbero averlo liberato. Forse. Forse perché non c’è Internet da quasi un giorno in Iran e le informazioni faticano ad arrivare. «Siamo sconnessi non per le bombe di Benjamin Netanyahu, ma a causa del regime» che non vuole si dica, si veda, esca niente, raccontano da Teheran.