TEL AVIV - L’esplosione scardina la cancellata che i prigionieri sentivano richiudersi alle spalle con l’angoscia ormai di metallo come le sbarre, impossibile da sciogliere nel grigiore dell’edificio. Dietro le mura di Evin il regime islamico ha fatto sparire gli oppositori, li ha torturati, per restituirli — se succedeva — menomati alle famiglie. È uno dei simboli del potere autocratico esercitato dagli ayatollah che l’aviazione israeliana ha colpito nelle ondate di bombardamenti, concentrati ieri soprattutto su Teheran.
Distrutte le basi dei pasdaran dispiegate ovunque sui 730 chilometri quadrati della capitale perché gli iraniani non dimentichino chi tiene in mano il bastone, meglio ancora se passano lì davanti tenendo gli occhi bassi.











