Mentre Ali Khamenei e la leadership del regime si rifugiano nei bunker, aleggia l’ipotesi di un attacco militare contro l’Iran. Ma Teheran reagisce mostrando i muscoli. Murales minacciosi contro gli Stati Uniti sarebbero comparsi nel centro della capitale. I Guardiani della Rivoluzione parlano apertamente di «dito sul grilletto» e avvertono Washington e Tel Aviv di evitare «errori di calcolo». Ma dietro la propaganda emergono segnali di paura. Khamenei avrebbe delegato la gestione quotidiana al figlio Massud. Un fatto che potrebbe indicare la percezione di un pericolo reale e imminente. Secondo analisti e fonti di sicurezza regionali, inoltre, Vladimir Putin potrebbe aver scelto di non spendere più capitale politico e strategico per salvare Khamenei. La Russia, impegnata su più fronti e interessata a negoziare con l’Occidente su altri dossier, potrebbe considerare l’Iran un alleato ormai troppo costoso e instabile. E se davvero Putin ha deciso di non intervenire, il tempo di Khamenei potrebbe essere contato.