Palazzi a Dubai e negli Stati del Golfo in fiamme, Tel Aviv sotto una pioggia di missili, ambasciate e basi americane in fiamme, portaerei colpite da missili balistici. E discorsi dei leader politici che inneggiano ai successi delle forze armate della Repubblica Islamica di Teheran. È questo che gli iraniani stanno vedendo in televisione, resoconto utopico e propagandistico di quanto sta accadendo nello scontro tra il loro Paese, gli Stati Uniti e Israele. Non un progressivo annichilimento delle loro forze di offesa e di difesa, ma una guerra che stanno combattendo alla pari con le due potenze nemiche, alle quali stanno infliggendo colpi pesanti.
Quello della diffusione delle fake news, in Iran, è tutt’altro che un compito arduo. Da quando gli ayatollah hanno preso il potere nel 1979, hanno imposto una severissima censura a qualunque strumento di informazione circolasse nel Paese, imponendo la loro verità e realtà e descrivendo come falsità e attacchi al Paese tutto ciò che penetrava le maglie mediatiche del regime.
Entrati nell’era di Internet, gli stessi criteri-bavaglio sono stati adottati nei confronti della rete, oscurando ogni sito e profilo che fosse ostile o anche solo critico. I social media hanno complicato un po’ le cose, ma all’occorrenza gli apparati dei pasdaran sono intervenuti prontamente a bloccarli, in modo da impedire la circolazione di informazioni clandestine.









