Con una mossa mirata a decapitare il programma nucleare iraniano, gli Stati Uniti sono intervenuti, nella notte tra il 21 e il 22 giugno, al fianco di Israele sganciando le GBU-57 (ordigni americani capaci di penetrare a fondo) sui siti di Fordow, Natanz e Isfahan, i bunker in cui Teheran arricchisce l’Uranio. Immagini satellitari hanno suggerito che i piani della repubblica islamica hanno subito danni ingenti, ma non il colpo di grazia auspicato dal presidente Usa Donald Trump. Come stanno realmente le cose? È legittimo il timore occidentale nei confronti dell’imminente costruzione della bomba atomica? Per Giuseppe Cima, fisico con lunghe esperienze di ricerca, teorica e sperimentale, nel campo della fusione nucleare presso istituti italiani ed esteri, «assolutamente sì. Gli iraniani erano già ampiamente sospettati di produrre un ordigno del genere verso la metà degli anni Novanta. È tutt’altro che una novità e, anzi, bisognerebbe meravigliarsi del fatto che ancora non ne abbiano dato prova concreta».
Iran e nucleare, il fisico Cima: "La bomba atomica non è propaganda ma una realtà concreta"
Con una mossa mirata a decapitare il programma nucleare iraniano, gli Stati Uniti sono intervenuti, nella notte tra il 21 e il 22 giugno, al fianco di...












