L’ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, in via Nomentana, sembra chiusa, in certi momenti persino disabitata. Eppure già da qualche ora dovrebbe essere stato aperto il «libro di condoglianze» per la morte dell’ayatollah Ali Khamenei. Un libro sul quale chi vuole può lasciare la propria "dedica" alla memoria della guida suprema: ma fuori, sulla strada, sembra non esserci nessuno; e nessuno esce o entra dal grande cancello dell’ambasciata. Decidiamo dunque di citofonare: dopo un breve colloquio, la porta si apre. Entriamo. Ci accolgono con una certa - e, tutto sommato, comprensibile - circospezione al gabbiotto d’ingresso: ci qualifichiamo, «giornalisti de Il Tempo». Poi una breve telefonata in persiano da parte degli addetti alla portineria e un cenno del capo: possiamo entrare, ma prima, ci dicono, «spegnete il telefono». L’uomo dell’ingresso ci fa strada senza dire una parola attraverso un ben curato cortile, fino al cuore della struttura. Qui, salito qualche scalino, il portiere ci lascia, sparendo come ci era apparso: in silenzio. Altre tre persone ci invitano a varcare la soglia: stretta di mano con ciascuno di loro, «benvenuti», ci dicono in inglese, chiedendoci con cortesia ancora una volta chi siamo e perché siamo lì.
Iran, dentro l'ambasciata a Roma per il “libro delle condoglianze” per Khamenei
L’ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran a Roma, in via Nomentana, sembra chiusa, in certi momenti persino disabitata. Eppure gi&a...















