Una volante della polizia staziona in via Spello, al Tuscolano, proprio di fronte alla moschea sciita che fa capo all’associazione Imam Mhadi. È uno dei luoghi «sensibili» di Roma. Non potrebbe essere altrimenti. Questo centro islamico sciita è uno dei principali d’Italia. Da giorni, dopo l’uccisione di Ali Khamenei, è a lutto. L’adesione al regime di Teheran è totale. Dal punto di vista religioso è una sua propaggine diretta in Italia. Per la morte della Guida Suprema questa moschea ha rilanciato il messaggio del Grande Ayatoallay Sistan, la più alta autorità religiosa dell’Iraq sciita di origine iraniana. Praticamente è un manifesto in cui si ricorda il «martirio» di Khamenei: «L’alta posizione di questa grande Guida e il suo ruolo unico nel guidare l’ordinamento della Repubblica Islamica per molti anni sono chiari a tutti. Senza dubbio, con il suo martirio e portando avanti una massiccia aggressione militare contro il Paese i nemici stanno cercando di danneggiare il nostro amato Iran. Ci si aspetta che la grande nazione di questa terra e di questo territorio mantenga l’unità e la coesione nazionale in queste circostanze difficili e delicate e non permetta agli aggressori di raggiungere i loro sinistri obiettivi».