Il mondo islamico è in subbuglio. C’è fermento nelle moschee, nei circoli culturali, tra le fila delle associazioni. Le comunità musulmane d’Italia non hanno digerito l’attacco sferrato da Israele all’Iran: la guerra non piace a nessuno, è chiaro, ma l’odio anti-sionista - rinfocolato da Hamas il famigerato 7 ottobre 2023 - è preponderante su tutto e si sta rinvigorendo nelle ultime ore. Le accuse di «genocidio» sul fronte Gaza, pur restando vive, stanno subendo il sorpasso della difesa a spada tratta del regime degli Ayatollah. La fu Persia in odore di atomica, dove le donne senza velo vengono picchiate, gli oppositori politici impiccati e gli omosessuali perseguiti, è un baluardo da difendere a tutti i costi dai nemici giurati, ebrei, americani ed europei. È l’anti-occidentalismo all’ennesima potenza.

Se alcuni imam, come quelli di Milano e Torino, non hanno voluto sbilanciarsi spiegando che sono «per il cessate il fuoco ovunque» e contro «la guerra in quanto guerra», altri hanno dimostrato di avere le idee fin troppo chiare. Ali Abu Shwaima, guida religiosa della moschea di Segrate (primo hinterland milanese) nonché primo segretario dell’Ucoii (l’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia) nel ’90, ha candidamente spiegato a Libero che Israele è uno Stato «contrario all’ordine mondiale».