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Ieri corteo flop a Roma, oggi ci riprovano. Ma le iraniane sbugiardano i "pacifisti"
Gli iraniani in piazza festeggiano la possibile caduta del regime, la sinistra invece protesta per l'intervento in Iran. E va in corto circuito. Il mondo islamico e le sigle extraparlamentari hanno preso male la notizia dell'attacco italo-israeliano, e alzano i toni, chiamando a raccolta i loro epigoni e gridando alla presunta sovversione dell'ordine internazionale. "Contro l'aggressione imperialista all'Iran", questo lo slogan del presidio-flop che si è tenuto ieri a Roma sotto l'ambasciata Usa, in cui appena cento manifestanti hanno intonato cori come "morte al sionismo" o "la resistenza non si fermerà". Per quanto non si sia registrata una forte presenza, è oggi la vera mobilitazione nazionale: in Italia ci saranno, infatti, diversi cortei che vedranno al centro grandi città come Roma, Milano e Torino. In un potpourri di richieste e pretese che variano da una fantomatica "causa iraniana", passando per quella palestinese, fino al "no riarmo". Le reti includono i gruppi "no ddl" (contro il decreto sicurezza), sigle palestinesi e anarchiche. Aderisce anche la Cgil, che sempre più spesso si ritrova al fianco di gruppi antagonisti e tutt'altro che pacifici. Ma la lotta all'Occidente dilaga anche sui social, arrivando a un livello di vera e propria mitizzazione del defunto Ali Khamenei. A scrivere un post degno di nota è il guru islamico Davide Piccardo che, pubblicando delle foto dell'ayatollah in vita nella sua dimora, lo descrive come un eroe: "In vista dell'attacco americano gli è stato offerto di essere evacuato in un'altra città iraniana al sicuro e ha risposto: riusciamo a spostare 90 milioni di iraniani in un luogo sicuro? Se fosse possibile, solo dopo mi sposterei anch'io. E così la Guida suprema è rimasta a Tehran con la sua famiglia a far fronte all'aggressione israelo-americana ed è morto da martire". Il dittatore che si è nascosto per anni, improvvisamente, quindi, sarebbe stato disposto a morire per motivi ancora ignoti.






