Venerdì sera quando nell'Arena di Verona l'ultima tedofora accenderà la fiamma delle Paralimpiadi di Milano-Cortina, 665 atleti di 50 Paesi sfileranno in nome dello sport, della solidarietà e della pace. Non senza polemiche, perché gli atleti ucraini non hanno accettato che siano stati ammessi a sfilare con bandiera e inno i russi e i bielorussi. Le bombe di Mosca continuano a cadere sull'Ucraina senza bandiera e senza inno. E nel mondo, poi, si è appena accesa una nuova guerra.

La squadra italiana forte di 42 atleti (5 donne) su sei discipline sogna di vivere una sua Cortina d'oro. I paratleti seguiranno la mascotte Milo, un ermellino nato senza una zampetta che ha trasformato l'handicap in un vantaggio. «Sarà un evento planetario che aiuterà molto il movimento paralimpico», ci dice Davide Giorgi presidente del Comitato paralimpico del Veneto. Ci sono circa 2.550 soggetti definibili "atleti paralimpici". In questi anni il lavoro del Comitato Veneto ha permesso di triplicare gli atleti tesserati in 500 società sportive. Un lavoro duro, prolungato e ostinato costruito da tanti atleti come Paolo Barbisan, 63 anni, di Monastier (Treviso), impiegato delle Cliniche Giovanni XXIII. Ha fondato nel 1993 l'Associazione Polisportiva Disabili della Marca, vi ha militato come atleta e ora è presidente. Guida la squadra del basket in carrozzina che disputa la serie A.