Nessun portabandiera, pochi atleti, tanti volontari.
La nuova versione della Cerimonia di Apertura all'Arena di Verona sarà più una celebrazione dei valori paralimpici che la sfilata dei campioni dello sport. "Poiché molte delegazioni non hanno inviato atleti alla cerimonia a causa delle gare in programma la mattina seguente, l'Ipc, per garantire la massima uniformità, ha deciso che sarebbero stati i volontari a portare le bandiere durante la cerimonia di apertura", scrive il Comitato paralimpico internazionale (Ipc), indicando sostanzialmente nella "lontananza dai campi di gara" la genesi di questo radicale cambiamento di programma.
Le gare del 7 marzo sono sicuramente un fattore da considerare nella decisione dell'Ipc, ma lo è anche la ferrea scelta di alcuni Stati di boicottare la cerimonia come gesto di dura protesta contro la sfilata della bandiera di Russia e Bielorussia. Il pomo della discordia globale, il tema che ha generato ogni controversia. Una tensione alimentata anche dal divieto assoluto imposto dall'Ipc per i rappresentanti dell'Ucraina di indossare una divisa con la mappa del Paese prima dello scoppio della guerra. Se da una parte era già noto che René De Silvestro e Chiara Mazzel non sarebbero stati fisicamente a Verona per portare la bandiera italiana perché entrambi impegnati il giorno dopo a Cortina nel para-sci alpino (la delegazione azzurra sarà formata da 20/25 atleti, fonte Cip), il gran rifiuto di Ucraina e, per solidarietà, di altri Paesi - a Repubblica Ceca, Finlandia, Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Paesi Bassi, Croazia e Canada si è aggiunta nelle scorse ore anche la Germania - rappresenta un'assenza troppo impattante a livello visivo e comunicativo per far finta di niente. Undici no - con il concreto rischio che aumentassero entro venerdì -, una percentuale rilevante rispetto alle 56 Nazioni e dei 665 atleti complessivamente coinvolti.













